News

  • venerdì 22 novembre 2019

    ASSIMPRESA CHIETI-PESCARA

     

    E’ stata presentata durante un conviviale incontro a Pescara la neonata sede territoriale per fornire un progetto idonea a fornire servizi alle imprese.

    Presenti il Presidente nazionale, dr Antonio Fortuna, il Presidente di Assimpresa Lombardia

    Il sindaco di Pescara, dr Carlo Masci e il capogruppo di FI in Consiglio regionale dr Guerrino Testa.

    Il dr Ernesto Petricca, segretario della neonata sede territoriale. ha fatto gli onori di casa.

     

    Un augurio di buon lavoro dalla direzione nazionalehttp://www.confassimpresa.org/Image/1-_IAL5189.JPG

     


     


  • giovedì 21 novembre 2019

    PUNT E MES

    Come previsto, la Commissione europea non ha bocciato la Legge di bilancio italiana, ma ha evidenziato il rischio che il nostro Paese non rispetti il Patto di stabilità e crescita, soprattutto nell’ambito della riduzione del debito pubblico. "Invitiamo tutti gli Stati a rischio di non rispetto del Patto a prendere le misure necessarie all’interno del processo nazionale di bilancio per assicurare che il bilancio 2020 rispetti le regole”, ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, spiegando che "gli Stati membri con livelli di debito molto elevati, come il Belgio, la Francia, l’Italia e la Spagna, dovrebbero approfittare della minore spesa per interessi per ridurre il loro debito. Dovrebbe essere questa la loro priorità”. Bruxelles tornerà quindi a valutare i nostri conti pubblici in primavera, quando ci sarà verosimilmente una nuova Commissione. È come se fossimo stati rinviati a un esame di riparazione, ma questa vicenda si collega al caso Mes.

    Con il Mes un Paese verrebbe aiutato senza alcuna sorta di "commissariamento” solamente se rispetta le regole europee. Come ci è appena stato reso evidente, siamo molto a rischio in questo senso, ragione per cui non dobbiamo assolutamente ratificare le nuove regole che si vogliono approvare per il Mes. Altrimenti per farci finanziare saremmo costretti a essere commissariati e a diventare vittime di una "spoliazione” da parte di Francia e Germania, ovvero i principali creditori. Con tutte le dovute differenze del caso, rivedremmo quanto accaduto in Grecia.

    Non firmare la riforma del Mes eviterebbe questo rischio.

    Sì, ma a quel punto ci troveremmo in difficoltà con l’Europa e con la probabilità di incorrere in sanzioni, come avvenuto all’inizio dell’anno.

    Dovremmo non firmare le nuove regole del Mes (anche perché è forte il rischio che i fondi che andremmo a versare verrebbero gestiti da Francia e Germania tramite un sistema tecnocratico che sarebbe anche fuori dal controllo del Parlamento europeo), ma non possiamo certamente permetterci di essere multati dall’Ue per inadempienza: avremmo una difficoltà economica, con sanzioni, e senza nessuna politica fiscale europea.

    D’altra parte non è così difficile tagliare le spese, invece che aumentare delle imposte sgradite, e quindi chiudere i buchi di questo bilancio.

    Bisogna però che il Governo cambi la manovra.

    E su questo dovrebbe intervenire il Presidente della Repubblica.

    Dunque Mattarella dovrebbe fare pressione perché ci siano cambiamenti nella manovra in modo che si basi sulla riduzione delle spese e possibilmente su qualche investimento in più, perché in questo modo, non essendoci una politica fiscale europea, che difficilmente questo Governo può ottenere, si potrebbe far qualcosa per non arrendersi alla stagnazione.

    Tutto questo fa sorgere un problema di crisi di Governo.

    Verrebbe sicuramente meno la pretesa del Governo di durare con l’aiuto del Presidente della Repubblica e non si vede come il Governo possa proseguire la sua esperienza.

     


  • martedì 12 marzo 2019

    CONVOCAZIONE ASSEMBLEA


  • lunedì 30 aprile 2018

    LA CORSA DELLE BANCHE VERSO IL DIGITALE

    Online e filiale sono canali complementari

  • domenica 18 febbraio 2018

    CREDITI RICERCA & SVILUPPO

    Strumeno efficace e strumento di sviluppo

  • sabato 03 febbraio 2018

    IL COSTO DELLA NON AUTOSUFFICIENZA

    A cura del centro studi Assimpresa. Si annota che i soldi ci sono per gli immigrati e non per i nostri anziani!

  • mercoledì 17 gennaio 2018

    SFIDA ALL'ITALIA

    Stagnazione secolare

  • sabato 06 gennaio 2018

    IL MIFID DUE E LE IMPRESE DELL'INTERMEDIAZIONE

    Perché interessa le imprese

  • venerdì 01 settembre 2017

    IL CUNEO FISCALE

    Com'è che ci sono i soldi per gli immigrati e non per ridurre il cuneo fiscale?

  • SI VIS PACEM PARA BELLUM

    May: «enough is enough»sapete che ci fa ridere?


  • PUNTO E MES

    Come previsto, la Commissione europea non ha bocciato la Legge di bilancio italiana, ma ha evidenziato il rischio che il nostro Paese non rispetti il Patto di stabilità e crescita, soprattutto nell’ambito della riduzione del debito pubblico. "Invitiamo tutti gli Stati a rischio di non rispetto del Patto a prendere le misure necessarie all’interno del processo nazionale di bilancio per assicurare che il bilancio 2020 rispetti le regole”, ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, spiegando che "gli Stati membri con livelli di debito molto elevati, come il Belgio, la Francia, l’Italia e la Spagna, dovrebbero approfittare della minore spesa per interessi per ridurre il loro debito. Dovrebbe essere questa la loro priorità”. Bruxelles tornerà quindi a valutare i nostri conti pubblici in primavera, quando ci sarà verosimilmente una nuova Commissione. È come se fossimo stati rinviati a un esame di riparazione, ma questa vicenda si collega al caso Mes.

    Con il Mes un Paese verrebbe aiutato senza alcuna sorta di "commissariamento” solamente se rispetta le regole europee. Come ci è appena stato reso evidente, siamo molto a rischio in questo senso, ragione per cui non dobbiamo assolutamente ratificare le nuove regole che si vogliono approvare per il Mes. Altrimenti per farci finanziare saremmo costretti a essere commissariati e a diventare vittime di una "spoliazione” da parte di Francia e Germania, ovvero i principali creditori. Con tutte le dovute differenze del caso, rivedremmo quanto accaduto in Grecia.

    Non firmare la riforma del Mes eviterebbe questo rischio.

    Sì, ma a quel punto ci troveremmo in difficoltà con l’Europa e con la probabilità di incorrere in sanzioni, come avvenuto all’inizio dell’anno.

    Dovremmo non firmare le nuove regole del Mes (anche perché è forte il rischio che i fondi che andremmo a versare verrebbero gestiti da Francia e Germania tramite un sistema tecnocratico che sarebbe anche fuori dal controllo del Parlamento europeo), ma non possiamo certamente permetterci di essere multati dall’Ue per inadempienza: avremmo una difficoltà economica, con sanzioni, e senza nessuna politica fiscale europea.

    D’altra parte non è così difficile tagliare le spese, invece che aumentare delle imposte sgradite, e quindi chiudere i buchi di questo bilancio.

    Bisogna però che il Governo cambi la manovra.

    E su questo dovrebbe intervenire il Presidente della Repubblica.

    Dunque Mattarella dovrebbe fare pressione perché ci siano cambiamenti nella manovra in modo che si basi sulla riduzione delle spese e possibilmente su qualche investimento in più, perché in questo modo, non essendoci una politica fiscale europea, che difficilmente questo Governo può ottenere, si potrebbe far qualcosa per non arrendersi alla stagnazione.

    Tutto questo fa sorgere un problema di crisi di Governo.

    Verrebbe sicuramente meno la pretesa del Governo di durare con l’aiuto del Presidente della Repubblica e non si vede come il Governo possa proseguire la sua esperienza.

     


  • MES: MOLTI NON SANNO COSA SIA, SARANNO LAGRIME E SANGUE

    Che Bankitalia, che non è propriamente anti-europeista, abbia manifestato profonde preoccupazioni al riguardo dovrebbe dirla lunga. Il punto è che probabilmente i buoi sono già usciti dalla stalla anni fa. E solo adesso ci si accorge che la stalla è vuota. Si vuole far diventare il Mes un Fondo monetario europeo, che integri il ruolo della Bce sul versante dell’essere "prestatore di ultima istanza”. La Bce non può essere prestatore di ultima istanza; quelle funzioni sono state surrogate dal programma Omt (Outright monetary transactions) di Draghi, su cui c’è stato contenzioso presso la Corte di Giustizia (casi Pringle e Gauwailer), e adesso, in una fase di crisi bancaria incipiente – si pensi solo all’esposizione di Deutsche Bank sul mercato dei derivati, pari a 20 volte il Pil tedesco – si ha fretta di chiudere il cerchio, creando un prestatore di ultima istanza. Intanto si riforma il Mes, poi si penserà al suo inserimento nell’intelaiatura istituzionale dell’Unione.

    Per le stesse ragioni messe in chiaro da Galli nel suo intervento. E che hanno fatto muovere Bankitalia. Per la marginalizzazione del ruolo della Commissione nella valutazione dell’opportunità di rilasciare finanziamenti ai singoli Stati in caso di bisogno: la Commissione viene ritenuta ormai un organo troppo "politico” già nella burocrazia di Bruxelles, che rivendica un suo ruolo contro la Commissione. Per la scelta di condizionare il rilascio di finanziamenti a una ristrutturazione preventiva del debito. Per l’inclusione di clausole di azione collettiva nelle emissioni di debito pubblico dal 2022 in poi, costruite per facilitare quelle operazioni di ristrutturazione del debito che sembrano essere il cuore di questa riforma.

    Per semplificare, senza nulla togliere alla difficoltà della questione. Se un bel giorno si arrivasse ad una situazione di crisi dello spread, tale da precludere l’accesso dell’Italia al finanziamento dei mercati, e si dovesse chiedere l’intervento del Mes – del quale saremmo comunque i terzi contributori – sarebbe il Mes, e non la Commissione, a valutare sulla base di meccanismi automatici l’opportunità di chiedere una ristrutturazione del debito pubblico; sarebbe il Mes a determinare le "condizionalità” – e cioè le politiche economiche da lacrime e sangue da praticare – per ottenere questo finanziamento; e sarebbe sempre il Mes, alla fine, a determinare il contenuto di questa ristrutturazione. Peccato che il debito pubblico italiano sia detenuto per il 70% da banche nazionali.

    E quindi, vuol dire che una ristrutturazione di quel debito inciderebbe in modo pesantissimo sui bilanci di banche che hanno comunque sostenuto – oggi assai più che in passato – il debito pubblico nazionale. Ci rendiamo conto di quello che vorrebbe dire per il sistema bancario nazionale una ristrutturazione forzata del debito italiano? E perché si parli di questa riforma come di una pistola puntata alla tempia dei risparmiatori italiani?



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